- home
- L'istituto - News
La crisi climatica e il patrimonio archeologico sommerso
Data: 23/02/2026
Dalla ricerca dell'Istituto Centrale per il Restauro agli sviluppi del progetto Wateriskult
L’Istituto Centrale per il Restauro (ICR) accoglie con particolare interesse l’articolo pubblicato l’11 febbraio 2026 su La Repubblica, dal titolo “La crisi climatica minaccia anche l’archeologia sommersa” (https://www.repubblica.it/green-and-blue/2026/02/11/news/la_crisi_climatica_minaccia_anche_l_archeologia_sommersa-425150719/), che richiama l’attenzione su un tema di crescente rilevanza scientifica e istituzionale: l’acidificazione dei mari, conseguenza diretta del cambiamento climatico, rappresenta una minaccia non solo per la biodiversità marina, ma anche per il patrimonio culturale custodito nei fondali.
Dai mosaici del Parco Archeologico di Baia ai resti del porto romano di Egnazia, numerosi siti archeologici subacquei risultano potenzialmente vulnerabili ai processi di dissoluzione ed erosione legati alla variazione del pH delle acque marine.
Lo studio citato nell’articolo, coordinato dall’Università di Padova nell’ambito del progetto Wateriskult – Climate change risk to underwater cultural heritage in stone, finanziato dal programma Marie Sk?odowska-Curie Actions, propone una valutazione sistematica del rischio climatico per i beni culturali sommersi, con un focus specifico sui materiali lapidei. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Communications Earth & Envi"La crisi climatica minaccia anche l'archeologia sommersa"ronment (https://www.nature.com/articles/s43247-026-03184-w) .
Attraverso sperimentazioni integrate – in laboratorio e in ambiente naturale, nei fondali di Ischia caratterizzati da emissioni naturali di CO? – i ricercatori hanno monitorato la perdita di materiale e le alterazioni superficiali di diverse tipologie di pietra comunemente impiegate nel patrimonio culturale. L’analisi ad altissima risoluzione delle superfici ha consentito di ricostruire scenari di degrado progressivo in relazione ai livelli di acidificazione, evidenziando come un incremento delle emissioni possa determinare un’accelerazione significativa dei processi di deterioramento, con effetti potenzialmente irreversibili nei prossimi decenni e secoli.
Il progetto Wateriskult si inserisce nel solco dell’esperienza maturata con il progetto dell’ICR MUSAS – Musei di Archeologia Subacquea (https://www.progettomusas.eu/), coordinato dall’archeologa subacquea Barbara Davidde. Nell’ambito di MUSAS è stato sviluppato un approccio integrato alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale subacqueo, fondato sull’impiego di tecnologie avanzate di rilievo tridimensionale per la ricostruzione virtuale di alcuni siti subacquei, sulla raccolta sistematica di dati ambientali per il monitoraggio dei parametri fisico-chimici delle acque e sull’analisi dei processi di degrado biologico dei manufatti sommersi.
Proprio lo studio del biodeterioramento dei manufatti archeologici subacquei costituisce un filone di ricerca avviato in ICR nel 2001 con il progetto “Restaurare sott’acqua” ideato da Roberto Petriaggi. Grazie alla sinergia tra il Nucleo per gli interventi di archeologia subacquea, allora diretto da Roberto Petriaggi, e il Laboratorio di indagini biologiche diretto da Sandra Ricci, secondo un’impostazione interdisciplinare tipica dell’ICR, sono state poste le basi scientifiche per gli attuali studi che l’ICR conduce sulla vulnerabilità dei materiali lapidei in ambiente marino e per le più recenti valutazioni dei rischi connessi al cambiamento climatico condotte da altri gruppi di ricerca italiani e stranieri.
La ricerca condotta negli anni da Sandra Ricci insieme alle diagnoste Carlotta Sacco Perasso e Federica Antonelli ha studiato i processi di biodeterioramento e delle interazioni tra materiali lapidei e ambiente marino. Le ricercatrici hanno sviluppato metodologie di analisi e monitoraggio che hanno contribuito a definire il quadro conoscitivo oggi alla base delle valutazioni di rischio climatico.
Gli sviluppi del progetto Wateriskult confermano la lungimiranza di quell’impostazione scientifica: l’acidificazione degli oceani non agisce isolatamente; essa ha e avrà un ruolo anche nelle dinamiche di colonizzazione dei materiali archeologici.
In un contesto in cui la ricerca sul cambiamento climatico si è finora concentrata prevalentemente sugli impatti ecologici e socio-economici, emerge oggi con forza anche la necessità di integrare il patrimonio culturale sommerso nelle strategie di mitigazione, conservazione e adattamento.
L’ICR ribadisce il proprio impegno nel promuovere la ricerca interdisciplinare e nel contribuire alla definizione di strumenti scientifici avanzati per la tutela dei beni culturali in ambiente marino, in una prospettiva che tenga conto delle trasformazioni ambientali in atto e delle responsabilità verso le generazioni future.




