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Il Presepe del Museo Nazionale d'Abruzzo, L'Aquila

tecniche di esecuzione

Il Presepe è stato foggiato con un’argilla depurata dalla colorazione aranciata. La modellazione delle figure è avvenuta a mano libera, per aggiunta di porzioni di argilla, quindi senza l’utilizzo di matrici.
Le figure della Madonna e di San Giuseppe sono state modellate partendo dal basso, lasciando piene le parti che erano più soggette a sopportare il peso delle sculture; queste porzioni raggiungono degli spessori di notevole entità, anche superiori ai 10 cm.
È verosimile che l’artista abbia modellato tutta la parte superiore delle figure intorno a un’anima, costituita p. es. da puntelli di legno con degli stracci avvolti attorno; questi sostegni provvisori venivano poi rimossi quando l’argilla, essiccandosi, aveva acquistato sufficiente stabilità per sopportare il peso senza più flettersi.
Allo stato di essiccazione parziale dell’argilla, le figure sono state tagliate in sezioni più piccole (tre per la Madonna, cinque per il San Giuseppe). Il sezionamento accelerava il processo di essiccazione, riduceva il rischio di rotture durante la cottura e rendeva più agevoli le operazioni di trasporto; inoltre era più facile trovare fornaci dalle dimensioni più contenute. Si tagliava con l’aiuto di un filo metallico.
Un discorso a parte merita la modellazione del Bambino, di cui l’esame radiografico ha mostrato con chiarezza la tecnica di foggiatura: il corpo e la testa del Bambino sono vuoti, anche se presentano degli spessori notevoli, mentre le braccia sono state lasciate piene. Per permettere lo svuotamento e creare un foro di sfiato, l’artista ha lasciato un’apertura sotto l’ascella destra, nascosta e invisibile all’occhio perché chiusa da una tela, poi stuccata e dipinta.
Finita la modellazione e completata l’essiccazione delle parti, queste sono state cotte in fornace a una temperatura superiore agli 800 °C.
Una volta cotta la ceramica, si sono potute eseguire le rifiniture superficiali: le sezioni in terracotta sono state ricoperte con uno strato di preparazione a base di colla e gesso di Bologna; per le parti dorate è stato aggiunto anche uno strato sottilissimo di bolo. Sulle superfici così preparate sono stati poi stesi i colori ed è stata applicata la foglia d’oro del manto della Vergine e di san Giuseppe.
È da notare che sul retro delle sculture, in corrispondenza dei manti, pur essendo presente il bolo, la doratura spesso non è stata applicata, confermando con ciò che la visione privilegiata del gruppo era quella frontale: l’oro non è stato utilizzato nelle zone nascoste alla vista. Notiamo inoltre che su alcuni parti meno in vista, come ad esempio alcune pieghe profonde o in prossimità del retro della scultura, invece di adoperare la foglia d’oro zecchino è stata utilizzata una lega di oro e argento, oggi annerita.
Infine, le sculture sono state montate accostando e sovrapponendo le varie sezioni ceramiche. Non sono state trovate evidenze che vi fossero dei vincoli fissi, come ad esempio perni, a tenere insieme le varie parti.