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Inaugurazione dell'Anno Accademico 2023 - 2024 e Discussione tesi di laurea SAF di Roma (16 novembre 2023)

Data: 15/11/2023

Doppio appuntamento domani con l'apertura dell'Anno Accademico della SAF di Roma e la discussione delle tesi di laurea per 3 studentesse del PFP4

Domani 16 novembre, a partire dalle ore 10:00, si svolgerà la cerimonia di apertura dell’anno accademico SAF 2023-2024 presso l’Aula Magna “Cesare Brandi” dell’Istituto, sede di Roma, che avrà inizio con la prolusione di Gerardo Villanacci, Presidente del Consiglio Superiore Beni Culturali e Paesaggistici, incentrata sul tema della tutela, conservazione e promozione dei beni culturali. Poi sarà la volta di Alessandra Marino, Direttore ICR, la quale aprirà l’Anno Accademico ed il 74° corso, per poi cedere la parola a Francesca Capanna, Direttrice della SAF ICR, sede di Roma, con la presentazione delle attività didattiche estive dell’anno corrente, che saranno illustrate dagli studenti dei tre Percorsi Formativi Professionalizzanti.     

Ad aprire la carrellata saranno gli allievi del PFP 1 (Materiali lapidei e derivati. Superfici decorate dell'architettura) con i seguenti lavori:

Ausonia (FR), Santuario di Santa Maria del Piano - Restauro dei dipinti murali della cripta

Roma, Santa Marta al Collegio Romano - Restauro dei dipinti murali e stucchi della volta

Roma, Laboratori ICR – Restauro del mosaico pavimentale di età romana dalle terme di Trebula Sufferans, Ciciliano (RM)

Poi saranno gli allievi del PFP 2 (Manufatti dipinti su supporto ligneo e tessile. Manufatti scolpiti in legno. Arredi strutture lignee. Manufatti in materiali sintetici lavorati, assemblati e/o dipinti) ad illustrare le attività svolte durante i cantieri:

Roma, Museo Nazionale degli Strumenti Musicali - Schedatura conservativa e manutenzione straordinaria della collezione

L’Aquila, Forte Spagnolo - Studio finalizzato alla ricomposizione dei frammenti del dipinto su tela di N. Malinconico “Giuditta mostra la testa di Oloferne”

Ariccia (RM), Palazzo Chigi - Restauro di un finto arazzo di D. Paradisi, M. Ricciolini e F. Simonot, proveniente dalla collezione del cardinale Pietro Ottoboni

A chiudere le presentazioni saranno gli allievi del PFP4 (Materiali e manufatti ceramici, vitrei e organici. Materiali e manufatti in metallo e leghe) con i seguenti lavori:

Roma, Laboratorio ICR - Microscavo e restauro di oggetti ceramici provenienti dalla Tomba 27 della necropoli di Colle Vaccaro (AP)

Museo Nazionale Romano, Terme di Diocleziano - Restauro di un puteale e di un frammento di fregio in terracotta di età romana.

Piscina (TO) Museo di arte contemporanea all’aperto Piscina Arte Aperta. Restauro conservativo di: Sergio Buffa – Senza titolo – anno 1992, Paolo Giraudo -Senza titolo- anno 1994, Tomoriki Takahaschi – Senza Titolo - anno 2002

Nella stessa giornata, dalle ore 14:00 alle ore 17:00 conseguiranno il titolo di Diploma di Laurea Magistrale in “Conservazione e Restauro dei Beni Culturali” tre allieve della Scuola di Alta Formazione dell’ICR, sede di Roma, nell’ambito del percorso formativo professionalizzante PFP4 (Materiali e manufatti ceramici, vitrei, organici; materiali e manufatti in metallo e leghe).

La sessione di laurea si terrà in presenza.

Sono indicati di seguito i nomi delle laureande, dei relatori ed il titolo e l'argomento delle rispettive tesi.

  1. Candidata: Elena Adanti

Titolo tesi: Il caso della Foresta Fossile di Dunarobba: Proposta conservativa per un tronco del Pliocene in situ.

Relatori:

Antonella Di Giovanni, restauratore ICR (coordinatore);

Giulia Galotta, laboratorio di biologia ICR (aspetti scientifici);

Marcella Ioele, laboratorio di chimica ICR (aspetti scientifici).

Altri relatori: Lucia Conti, laboratorio di prove sui materiali ICR; Federica Antonelli laboratorio di biologia ICR; Carolina Rigon laboratorio di chimica ICR; Elena Roscini, archeologo presso SABAP dell’Umbria; Benedetto Pizzo, ingegnere chimico, presso CNR-IBE.

 Argomento

Il lavoro di tesi ha avuto come oggetto l’intervento conservativo e lo studio scientifico del tronco 11V conservato nel sito pliocenico della Foresta Fossile di Dunarobba, presso Avigliano Umbro (TR).

La caratteristica di questi tronchi, alti fino a 8 metri, è quella di essere ancora in parte interrati sotto il livello del suolo; pertanto il problema principale da affrontare è quello del graduale disseccamento delle parti esposte dei tronchi che sta procedendo dall’esterno verso il nucleo. Questo lento processo di essiccazione ha prodotto una superficie profondamente fratturata e deformata a causa del degrado cellulosico.

Fondamentale per affrontare questo lavoro, oltre allo studio del materiale bibliografico esistente, è stata la ricerca archivistica che ha permesso di ricostruire le vicende conservative del sito.

Per l’approfondimento delle dinamiche di degrado fisico-meccanico che stanno subendo i tronchi, è stata preziosa la collaborazione con il CNR-IBE di Sesto Fiorentino, in quanto da tempo impegnati nel monitoraggio della foresta.

In attesa che possano essere attuate misure più risolutive nella progettazione di protezioni passive che riescano a stabilizzare i parametri ambientali, si è tentato di minimizzare gli effetti di questi ultimi attraverso l’applicazione di prodotti appositamente selezionati per rallentare i fenomeni prima descritti. 

Oltre ad intervenire sui fenomeni di evaporazione, si è cercato di condurre un intervento di restauro completo, prendendo in considerazione tutte le fasi di intervento. Particolare attenzione è stata posta nella scelta di materiali di derivazione naturale, per permettere un intervento a basso impatto ambientale e il più possibile compatibile con il materiale costitutivo.

Il restauro pilota messo in atto vuole essere un contributo alla ricerca di un approccio conservativo per i tronchi in situ della Foresta Fossile, contribuendo ad arricchire la conoscenza della morfologia del degrado e dei possibili approcci conservativi per il legno archeologico esposto all’aperto.

2. Candidata: Michela De Agrò

Titolo Tesi: Metodo di restauro e nuova proposta espositiva del cranio di Cervus elaphus Rianensis “Riano I”

Relatori:

Antonella Di Giovanni, restauratore ICR (coordinatore);

Marcella Ioele, laboratorio di chimica ICR (aspetti scientifici);

Lucia Conti, laboratorio di prove sui materiali ICR (aspetti scientifici);

Altri relatori: Davide Fodaro, restauratore ICR; Alex Sarra, restauratore, professionista esterno; Carlotta Sacco Perasso, laboratorio di biologia ICR; Carolina Rigon, laboratorio di chimica ICR; Beniamino Mecozzi, paleontologo ricercatore presso il Dipartimento di Scienze della Terra, Sapienza Università.

Argomento

Il lavoro di tesi ha avuto come oggetto l’intervento conservativo e la retrodeformazione in 3D del cranio, della mandibola e del palco destro di un cervo nobile (Cervus elaphus Rianensis), “Riano I”, risalente a 405.000 anni fa, conservato al Museo Universitario di Scienze della Terra della Sapienza di Roma, ritrovato nel 1960 a Riano (RM). I tre reperti sono stati restaurati negli anni ’60 con interventi che in parte celavano la loro morfologia originaria con estese integrazioni, non consentendo agli studiosi e visitatori del museo di leggerli correttamente.

Come prima operazione è stato eseguito un de-restauro, per portare alla luce la superficie originale. Il successivo intervento ha permesso di ottenere una migliore lettura delle superfici e ha messo in sicurezza i reperti dal punto di vista strutturale e conservativo. 

A causa della fragilità dei reperti, non è stato in alcun modo possibile montarli sullo scheletro di Riano I, già esposto in museo.

È stato quindi progettato e realizzato un supporto espositivo in grado di montare il cranio, conservato finora in deposito, insieme alla mandibola e al palco accanto allo scheletro e far conoscere al pubblico la storia completa del cervo. In aggiunta, per sostituire la vecchia riproduzione in gesso, è stata progettata una riproduzione tridimensionale dei tre reperti.

Tramite la fotogrammetria sono stati realizzati dei modelli 3D e con dei software dedicati sono stati modellati e scolpiti virtualmente. La stampa 3D è composta complessivamente dal cranio retrodeformato, dalla mandibola, dal palco e da un secondo palco realizzato specchiando il primo, per integrare la mancanza. L’oggetto così ottenuto sarà collocato sullo scheletro di Riano I e, in questo modo, aiuterà ad avere un’idea realistica del Cervus elaphus Rianensis.

In conclusione, l’intervento di restauro rispettoso, riconoscibile e reversibile e il ricorso alla stampa 3D hanno contribuito a sviluppare un approccio più rigoroso e scientifico nel restauro di questi particolari beni culturali.

3. Candidata: Eleonora Scafuri

Titolo Tesi: Restauro di un reperto in ferro da ambiente subacqueo: l’intervento su un elmo dal relitto della Galea Magna di Torre Santa Sabina (BR)

Relatori:

Stefano Ferrari, restauratore ICR (coordinatore);

Anna Milaneschi, storica dell’arte ICR (discipline umanistiche).

Lucia Conti, laboratorio di prove sui materiali ICR (aspetti scientifici);

Altri relatori:  Emiliano Catalli, restauratore libero professionista; Carlotta Sacco Perasso, laboratorio di biologia ICR; Liliana Gianni, laboratorio di chimica ICR; Rita Auriemma, archeologo presso Università del Salento.

Argomento

Per il lavoro di tesi è stato restaurato un elmo in ferro di provenienza subacquea, rinvenuto presso Torre Santa Sabina (BR). Il reperto fa parte di un nucleo di elmi appartenenti al relitto della Galea Magna, nave veneziana naufragata durante il viaggio di rientro da Creta la notte del 1° gennaio 1598.

Il reperto era caratterizzato da uno stato di conservazione particolarmente compromesso: da un lato, si presentava notevolmente corroso, dall’altro, era ricoperto da una spessa e tenace concrezione originata dall’interazione tra i prodotti di corrosione del ferro e la colonizzazione di organismi marini. Inoltre l’elmo si presentava asciutto al momento del restauro, in seguito ad una prolungata esposizione all’aria. Questo ha determinato la cristallizzazione dei sali, la formazione di fessurazioni e un maggiore contatto con l’ossigeno, causando una ripresa dei processi corrosivi e la formazione di ulteriori fratture e distacchi.

L’intervento ha permesso di affrontare le questioni considerate nevralgiche nel restauro del ferro di provenienza marina, ovvero la rimozione della concrezione e la stabilizzazione del ferro mediante estrazione dei cloruri.

Per affrontare la pulitura, è stato fondamentale caratterizzare da un punto di vista chimico e biologico la concrezione e approfondire il processo di degrado. La ricerca bibliografica e la lettura dei documenti sulla tipologia di elmo hanno accompagnato la messa in luce del manufatto. Per condurre il trattamento di stabilizzazione in modo controllato ed efficace, è necessario monitorare l’andamento dell’estrazione determinando la quantità di cloruri presenti nella soluzione di lavaggio; attualmente non è disponibile un metodo di facile esecuzione e poco costoso. Si è pertanto sviluppato, parallelamente al restauro, un metodo che consentisse di ottenere risultati semi-quantitativi con pochi reagenti e con una metodologia di facile applicazione. Si spera che questo metodo contribuisca a rendere più accessibile un approccio quantitativo al trattamento di stabilizzazione mediante lavaggi.

La proclamazione è prevista alle ore 17:00.

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