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Il Duomo di Orvieto "ritrova" e festeggia i suoi Apostoli

Data: 15/11/2019

Nel 1897 un restauro purista aveva "esiliato" le monumentali statue dalla navata del Duomo. Un processo di lavoro durato oltre trent'anni riconsegna l'Apostolato al suo luogo originario.

Sarà Antonio Paolucci a presentare il prossimo 19 novembre a Orvieto il ritorno dell'intero gruppo delle sedici statue, un ciclo monumentale composto dai dodici Apostoli e dai quatto Santi Protettori realizzato tra il 1556 e il 1772 (quasi un "passaggio del testimone" ad un altro ciclo analogo, quello di San Giovanni in Laterano a Roma, realizzato all'inizio del '700).

Delle dodici statue degli Apostoli di Orvieto, le prime otto furono realizzate tra il 1556 e il 1612: San Paolo da Francesco Mosca detto il Moschino (1556), San Pietro di Raffaello da Montelupo (1557), San Tommaso, San Giovanni e Sant' Andrea dall’orvietano Ippolito Scalza e collaboratori, San Giacomo Maggiore da Giovanni Caccini, San Matteo da Pietro Francavilla su progetto di Giambologna e San Filippo da Francesco Mochi. Negli stessi anni viene realizzato anche il gruppo dell’Annunciazione di Francesco Mochi (1603-1608), collocato all’interno del coro della cattedrale,  (ricollocato già nel marzo del 2019) La nona statua, il San Bartolomeo, è compiuta da Ippolito Buzi nel 1618. La decima, San Taddeo, è consegnata da Mochi del 1644; le ultime due, sono scolpite da Bernardino Cametti, tra il 1714 e il 1722.

Nel 1897 il restauro cosiddetto ‘di liberazione’ di matrice purista volle cancellare la fase artistica manierista-barocca e il duomo fu «purgato felicemente dello sconcio sovrappiù». Le statue vennero dapprima esposte nel museo e in seguito dimenticate nei depositi dove venne a visitarle Federico Zeri reclamando il loro recupero. Anche Cesare Brandi espresse nel 1984 il proprio biasimo alla collocazione "in cantina" delle imponenti sculture orvietane.

Il progetto di restauro e ricollocazione, presentato alla stampa lo scorso 13 novembre, ha visto finalmente il rientro nella navata centrale del Duomo, dopo un "esilio" di 122 anni, del maestoso ciclo scultoreo, grazie ad un processo di lavoro ultratrentennale che ha potuto vantare la collaborazione fattiva dell’Opera del Duomo con le più importanti istituzioni competenti: ISCR Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, e Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, affiancate da ENEA per gli aspetti scientifici e di innovazione nella prevenzione del rischio sismico, la partecipazione del Comune di Orvieto per il supporto logistico e la piena condivisione da parte della Diocesi di Orvieto-Todi.

L'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro ha fornito il proprio contributo anche con l'apporto di contenuti altamente innovativi, quali l'utilizzo di geopolimeri, nei tempi brevi imposti dal calendario.

L'Opera del Duomo di Orvieto dedicherà all'evento un fitto programma di iniziative a partire dal prossimo martedì 19 novembre, alle ore 17.00 in Duomo, con la presentazione delle statue ricollocate in situ affidata ad Antonio Paolucci (programma completo sul sito dell'Opera del Duomo di Orvieto www.opsm.it)

 

Il coinvolgimento dell’ISCR nella ricollocazione delle statue dei XII Apostoli e dei Santi protettori all’interno del Duomo, con cui si è risposto all’invito di partecipazione in aprile 2018 al gruppo di lavoro formato dal Presidente dell’Opera Gianfelice Bellesini, si è concretizzato nella fase decisionale di assemblaggio dei basamenti e successivamente attraverso le indicazioni di progetto per il restauro delle statue, a cui ha dato il proprio contributo la restauratrice ISCR Antonella Basile. La ricostruzione dei basamenti è stata da subito vista come una questione da affrontare con attenzione, per le incognite della ricomposizione filologica dei pezzi conservati dopo la demolizione ottocentesca, da rendere compatibile con la originaria funzione di resistenza ai carichi. Le conseguenze prevedibili sul prosieguo delle operazioni determinato dalla ricostruzione dei basamenti ha generato l’obbligo di indirizzare risorse prioritarie al loro recupero, con l’individuazione di partner di provata esperienza nella componente strutturale del restauro. In questo disegno va collocato lo sforzo sostenuto, dall’Opera e dal gruppo di lavoro, per l’organizzazione della gara di affidamento dei lavori, avvenuta con attenta selezione dei partecipanti come garanzia per la sfida poi avviata con l’apertura delle casse nel primo cantiere del maggio scorso.  Risulteranno vincitori Gianluca Regoli e Francesca Radiciotti in ATI e Antonio Iaccarino e Carlo Serino, tutti ex allievi ISCR.

Da allora l’impegno profuso nei locali dell’ex caserma Piave (messi a disposizione dall’Amministrazione Comunale) nelle fasi decisive per la ricostruzione dei basamenti, risolta utilizzando miscele di geopolimeri, è stato tale da far ora sembrare secondaria o di routine l’impegnativa opera di restauro delle sedici statue, svolta nel secondo cantiere di Sant'Agostino. A seguito di valutazione su ogni singola statua si è potuto constatare visivamente lo stato di conservazione del complesso scultoreo. Pur non essendo presenti fenomeni particolarmente critici, se non la diversa incidenza di problematiche manutentive, le possibili cause di degrado sono state approfondite tramite indagini diagnostiche su ogni singolo manufatto in considerazione delle diverse caratteristiche materiche, delle tecniche di lavorazione e degli aspetti morfologici di ognuno. Interventi ritenuti utili e necessari ai fini manutentivi di lungo periodo, sostenibili nella breve finestra temporale concessa prima della definitiva collocazione.

Gli interventi sono stati svolti in contemporanea e separatamente, distinguendo le operazioni di restauro per tipologie di oggetto nel massimo rispetto della singola autenticità, da ricomporre successivamente nella fase di assemblaggio nel Duomo. La scelta sarà poi ripagata considerando, all’interno della ricomposizione, un valore aggiunto la lettura analitica degli elementi integri nella loro funzione. L’affidabilità strutturale di cui si è parlato in precedenza, ivi compreso il miglioramento del presidio antisismico proposto dall’ENEA, si rivelerà infatti un vincolo nella posizione del contatto tra basamenti e pilastri, reso simbolico, nelle accezioni stilistiche e religiose, del rapporto tra l’architettura del Duomo e i soggetti delle statue. La riproposizione degli incastri che ognuno dei dodici pilastri della navata centrale aveva con i basamenti delle statue era inoltre compromessa dalle successive modifiche delle parti a contatto. Si è deciso dunque per un sostanziale accostamento, rispettoso delle diverse volumetrie, gestito rigorosamente nei dettagli con l’obiettivo di non nascondere all’osservatore la logica dei distacchi.

Dal punto di vista architettonico il risultato di questo impianto è ora percepibile nelle sottili ombre che si proiettano tra basamenti e colonne e che contribuiscono a rendere percepibile alla scala monumentale il distacco tra gli elementi portanti dell’architettura e gli elementi portanti delle sculture. In questo particolare si misura anche l’intervallo tra gli stili che nell’Ottocento furono considerati inconciliabili e tra le diverse epoche storiche con cui la scelta di riposizionare le statue nel Duomo ha voluto decisamente confrontarsi. Sono riemerse, nella navata del Duomo e nella sua luce, la progressione prospettica e la spazialità delle statue schierate, considerando, oltre al significato religioso, appropriata alla condizione oggettiva del nostro tempo la lettura sincronica dell’apparato scultoreo e della fabbrica.

L'Istituto esprime un ringraziamento particolare alla dott.ssa Alessandra Cannistrà per il contributo   e il sostegno alle attività dell'ISCR presso il Duomo e il Museo MODO di Orvieto

Bruno Mazzone, architetto, referente ISCR nel gruppo di lavoro

in homepage e nelle foto grande in alto due immagini dell'interno del Duomo di Orvieto, dopo la ricollocazione delle statue monumentali (foto di Alessandra Cannistrà, courtesy dell'autrice)