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Villa Farnesina-Chigi: Sala delle Prospettive

presentazione

L’intervento dell’Istituto si avvia nell’ottobre del 1976 e viene realizzato dai restauratori Aldo Angelini e Nerina Neri Angelini. Nel catalogo della Mostra allestita in concomitanza con la conclusione del cantiere (1981) la dott. Rosalia Varoli Piazza, direttore dei lavori, sottolinea che una ridipintura a tempera ottocentesca copriva tutta la sala (eccetto il fregio) ed è stata rimossa previa esecuzione di saggi di pulitura che hanno confermato il buono stato di conservazione delle superfici originarie. Nella parte bassa della sala è risultato necessario intervenire con reintegrazioni a tempera in alcune zone interessate da scialbature che coprivano zone originali fortemente abrase, mentre le alterazioni cromatiche in corrispondenza delle finestrelle risultano legate a pregresse infiltrazioni di umidità. La dott. Varoli Piazza precisa che “la pellicola pittorica del fregio, logorata da precedenti drastiche puliture soprattutto nei fondi azzurri e nei verdi, era stata ritoccata ad olio e a tempera e successivamente ricoperta da uno strato di protettivo (o resina ‘ravvivante’). In questo caso ci si è limitati a rimuovere i ritocchi e il protettivo che col tempo si erano scuriti, ma non si è intervenuti sulla pellicola pittorica perché, anche se solo in parte conservata, consente comunque una buona lettura delle figurazioni e dello stile degli artisti […]. Le pesanti ridipinture di colore marrone-rossiccio delle nicchie sopra le porte e le finestre, con le figure di divinità, come pure i ritocchi a olio effettuati sopra la ridipintura a tempera ottocentesca dei paesaggi e delle vedute tra le finte colonne, sono stati asportati mediante solventi. Dappertutto l’affresco cinquecentesco sottostante è tornato in luce in condizioni più che soddisfacenti”.

Anche nella Sala delle Prospettive la storia conservativa degli affreschi risulta legata strettamente alla complessa situazione strutturale dell’edificio, all’origine di un articolato quadro di dissesti. La dott. Varoli Piazza precisa, infatti, che “distacchi di intonaco si erano verificati soprattutto in prossimità di consistenti fessurazioni. La parete est, in seguito al cedimento avvenuto perché poggiata ‘in falso’ sulla volta del salone sottostante, subì una lesione ad andamento parabolico con fessurazioni di ampiezza media di cm 8. Il cedimento è tuttora visibile sia nelle due grandi fessurazioni oblique, una delle quali interessa parte della figura di Apollo e il viso dell’amorino sottostante, sia nella posizione degli architravi delle due porte, che pendono sensibilmente verso il centro. Si cercò di ovviare a tale cedimento già nel 1775, con l’inclusione di una catena, mentre nel 1863-66 il duca di Ripalda costruì al piano inferiore un muro di sostegno […]. Per poter controllare eventuali movimenti delle murature sono stati applicati degli estensimetri alle fessurazioni – peraltro già documentate in antico – che sono state rimesse in luce con l’asportazione della ridipintura ottocentesca sulle quattro piattabande delle finestre”.

In merito alla rimozione o al mantenimento degli interventi di restauro precedenti, la dott. Varoli Piazza sottolinea che sono state adottate soluzioni diverse a seconda di valutazioni di tipo tecnico ed estetico, mantenendo l’intervento dove questo si presentava eseguito a regola d’arte e non interferiva con la percezione dell’opera originaria e rimuovendolo solo in rari casi, laddove comprometteva seriamente una corretta visione.